2010.06.18

distribuzione download tracklist foto libretto recensioni

korovamilkbar radiolina tpa

aa. vv. – piano sequenza. retrospettiva di musica a Napoli negli anni ‘00. a cura del KorovaMilkBar e del TPA/arkfotolab.

Come la tecnica cinematografica da cui mutua il nome, questo progetto è uno sguardo continuo, lungo sei anni con cui il korova milk bar ha provato a raccontare la musica di una città che va sempre più perdendo le proprie specificità, assumendo quei tratti nervosi riconducibili a tutte le metropoli. Non si tratta di un racconto esaustivo, né avrebbe voluto esserlo, né sarebbe potuto mai esserlo: sono troppe le proposte che ignoriamo, pur avendone passate molte al vaglio. Ci prude riferire di una musica che racconti e rifletta tanto le anime musicali del programma, quanto quelle le viscere da cui nasce. Il risultato è una sequenza di brani per cui korova ha tifato passandoli ripetutamente con gioia, a prescindere dalle fortune dei gruppi stessi. Alcuni dei nomi hanno avuto affermazione anche fuori dei confini campani, altri sono abortiti sul nascere, altri preferiscono l’anonimato, altri ancora non si sono mai curati di “emergere” dal sottobosco, fermi nella volontà di esternare la propria musica come necessità, e/o di sconfessare polemicamente quegli iter più o meno consolidati prescritti dal music business. A partire dai diritti d’autore e dalla loro negazione, fino all’elusione sistematica della s.i.a.e.. Inutile anche aggiungere che “piano sequenza” è un lavoro rigorosamente autoprodotto e fiero di essere tale. Lo stesso progetto fotografico, curato dall’ArkFotoLab e con il contributo di alcuni giovani e sconosciuti fotografi, segue una logica analoga, ribaltando però il concetto di “piano sequenza”, spostandolo dal concreto della tecnica all’idea di città. Se la fotografia è impossibilitata a restituire la complessità urbana per immagini sequenziali, è pur sempre vero che esse possono ricollocarsi nella nostra mente come un unico quadro, una libera sequenza di ricordi, suggestioni, luoghi vissuti amati ed odiati, molto spesso ignorati o dimenticati. Questa vuole essere una descrizione discreta dei luoghi in cui questa musica nasce, lontana dagli stereotipi della carta sporca e delle cartoline.